Conoscete Bioware no? Sono quei folli che hanno creato le saghe di GDR più belle di tutti i tempi. Baldur's Gate vi dice nulla? E Icewind Dale? Kotor? Neverwinter Nights? Bene adesso arriva il momento di vederli all'opera con la nuova generazione, in specifico con Xbox 360 con una nuova trilogia ambientata nel futuro, Mass Effect. Ma, bando alle ciance lascio che siano le parole redatte nella recensione per cpw.vg (disponibile qui http://www.consoleplanetworld.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=229) a parlare:
Genere: Gioco di Ruolo
Produttore: Microsoft Game Studios
Sviluppatore: Bioware Corp.
Piattaforma: Microsoft Xbox 360
Localizzazione: Completa in Italiano
Bioware irrompe nella nuova generazione ed è subito capolavoro
Difficile non ostentare sicurezza quando si ha di fronte un nuovo lavoro dell’innato team di talento Bioware, creatore di molte saghe eccezionali quali Baldur’s Gate, Neverwinter Nights, Icewind Dale, Knights of The Old Republic e Jade Empire. Prima su PC, poi su console (precisamente Xbox), ma sempre di capolavori si trattava. Adesso irrompe nella nuova generazione di console, in esclusiva su Xbox 360, con una nuova trilogia, Mass Effect. Sin dalle prime immagini si intravedeva non solo un titolo dalle forti potenzialità grafiche ma soprattutto, dopo tanto tempo, un gioco di ruolo vero e proprio. Prodotti che su console sono difficili a vedersi. Saranno riusciti a confermare la loro qualità? Scopriamolo insieme. Trama Nell’anno 2183, la razza umana è in grado di viaggiare fra le stelle a velocità superiori a quella della luce ed è entrata in contatto con numerose specie aliene. L’umanità si trova cosi a lottare per trovare una sua collocazione all’interno dell’ordine galattico. Nei panni del comandante Shepard dell’Esercito dell’Alleanza dei Sistemi, a bordo della nave spaziale Normandy, rappresentate la prima e unica linea difensiva degli umani nei confronti delle strane meraviglie che popolano la galassia, sconfinata e spesso pericolosa. Le vostre azioni e le vostre decisioni determineranno il destino della specie umana e il futuro dell’intera galassia.
Una galassia a disposizione, una galassia da salvare
Dopo essere stati ammaliati da un imponente tema musicale iniziale, ci accingiamo ad iniziare la nostra avventura nello spazio, creando esteticamente e statisticamente il nostro personaggio. Possiamo scegliere una impostazione standardizzata creata da Bioware, oppure darci alla libera creazione con il buon editor approntato dal team di sviluppo. Dopo aver delineato l’aspetto esteriore del nostro personaggio (che può essere, inoltre, maschile o femminile), potremo scegliere una delle classi disponibili, per avere un controllo totale su tutti i dettagli statistici del proprio alter ego. Vi sarà data la possibilità di scegliere fra:
- Soldato: uno specialista del combattimento, in grado di gestirne tutti gli scenari possibili riguardanti esso.
- Ingegnere: uno specialista tecnologico, che riesce con le sue abilità a manipolare facilmente tutto ciò che lo circonda.
- Adepto: uno specialista biotico, capace di modificare l’ambiente con la sola forza del pensiero.
- Incursore: specialista nel combattimento e nella tecnologia, capace di saper vincere le battaglie neutralizzando e uccidendo rapidamente i suoi nemici.
- Ricognitore: specializzato nella biotica e nel combattimento, riesce a combinare i poteri offensivi di Adepti e Soldati.
- Sentinella: specializzato in biotica e tecnologia, riesce a combinare perfettamente le proprie abilità nel modificare l’ambiente, sia con la forza del pensiero che con le proprie abilità tecniche. Le opzioni non mancano, come avrete notato, e vi darà la possibilità di scegliere quindi il tipo di personaggio più adatto alle vostre tipologie di gioco. Se amate gettarvi subito nella mischia, il soldato o il ricognitore faranno per voi, se invece preferite utilizzare dei poteri speciali meglio che vi indirizziate su Adepto o Sentinella. Insomma, già nella creazione del personaggio, il tutto dipende esclusivamente nelle vostre scelte.
Durante il gioco, come per ogni titolo di questo tipo che si rispetti, guadagnerete dei punti di esperienza a seconda delle azioni che commettiate. Se uccidete dei nemici, se amate parlare con i componenti del vostro equipaggio e scoprirne la storia oppure se semplicemente, vi documenterete sui pianeti che vi troverete a visitare. L’accumulo dei punti di esperienza porta, poi, a livelli superiori ove avrete la possibilità di migliorare le vostre abilità specifiche e sbloccare di nuove. Ne troverete di specifiche per ogni campo possibile, dal soldato al ricognitore, dall’adepto alla sentinella, dal combattimento alla tecnologia alla biotica. In poche parole, potrete davvero divertirvi a delineare gli aspetti qualitativi del vostro Shepard, con la possibilità di poter raggiungere anche specializzazione nelle varie classi, solo dopo aver portato a termine un incarico facoltativo dell’Alleanza. Per quanto riguarda la gestione dell’inventario, nonostante la mancanza di mouse e tastiera non abbiamo riscontrato difficoltà nell’addentrarci con il semplice uso del pad. Questo è dovuto, soprattutto, all’ottimo lavoro effettuato nella realizzazione strutturale dei menu, particolarmente adatta alle levette analogiche. Con l’inventario potremo quindi, assegnare ai vari personaggi i diversi oggetti che troveremo per tutto l’arco della nostra avventura e gestire l’equipaggiamento di ognuno. Questo vanta diverse tipologie quali: corazze, granate, fucili, fucili d’assalto, Factotum, Fucili di precisione, amplificatori biotici e pistole. Inutile soffermarci nello specifico per quanto riguarda armi e corazze, di facile intuizione per quanto riguarda la loro natura. L’unica cosa da sapere riguarda le tre diverse classificazioni per le corazze, che possono essere leggere, medie o pesanti. Non tutti i personaggi possono equipaggiare sin da subito le categorie superiori, ad esempio Ricognitore ed Infiltratore ne avranno la possibilità solo dopo un certo addestramento. Inoltre, sappiate che si tratta di un gioco di ruolo, non di uno sparatutto in terza persona come la modalità di combattimento può indurre a pensare; quindi quando si tratta di equipaggiare armi, se accanto al nome della stessa troverete la scritta che vi segnala il vostro mancato addestramento per l’uso, vi ritroverete con una mira sgangherata e una quantità di danni prodotta all’avversario davvero minima. Ergo, occhio alle vostre abilità quando scegliete un arma. Inoltre, potrete potenziare tutte le armi con apposite modifiche per renderle ancora più adatte alle qualità del vostro personaggio. I potenziamenti li potrete ottenere acquistandoli o recuperandoli qua e la per i pianeti di tutta la galassia. Per ciò che concerne, invece, Factotum e amplificatori biotici, sappiate che il primo viene assegnato alle classi ‘Ingegneri’, in modo da dare un supporto nelle modifiche apportabili all’ambiente circostante, si vedano ad esempio, qualità elettroniche nell’analizzare sonde perdute e cosi via. Gli amplificatori biotici, come suggerisce il nome, aiutano il personaggio dotato di capacità biotiche nel loro uso, diminuendo i tempi di ricarica, aumentando la potenza e cosi via. Oltre che con i vari crediti (la moneta ufficiale del sistema galattico), avrete la possibilità di convertire gli oggetti che ritroverete nello scenario in omni-gel. Specificatamente, questo vi servirà per compiere operazioni con il Factotum, come la decrittazione di porte bloccate; in alternativa, potrete utilizzarlo per riparare il Mako, il mezzo di trasporto che utilizzerete per l’esplorazione aperta dei mondi sconosciuti. Infine, il vostro personaggio avrà anche due diversi indicatori, rispettivamente esemplare e rinnegato. Questi si riempiranno a seconda delle scelte che farete durante la vostra avventura; se queste saranno nobili, volte spesso al sacrificio verso i terzi a riempirsi sarà l’indicatore “Esemplare”. Se, invece, il vostro fine principale è raggiungere ciò che vi siete prefissato con qualsiasi mezzo, che può consistere anche nelle decisioni più crudeli, allora ad incrementarsi sarà l’altro indicatore, quello del “Rinnegato".
Il fascino del mistero dell’Universo
Il bello di Mass Effect risiede comunque nella possibilità di poter utilizzare la propria astronave, la Normandy, per visitare i pianeti più remoti ed inesplorati della galassia. Non per tutti comunque avrete la possibilità di atterrarci e scoprire nuove quest secondarie da svolgere; in certuni corpi celestri, inclusa la terra, non sarà possibile l’esplorazione per mancanza di interesse o, per impossibilità di atterrarci, con cause imputabili ad una inospitalità eccessiva del pianeta. La mappa galattica, che userete per viaggiare appunto nell’universo, è molto vasta ed è divisa in tanti ammassi a loro volta suddivisi in stelle principali circondate dai vari pianeti. Ciò che ci ha sorpreso di più non è tanto il numero, davvero elevato, di mondi disponibili, ma la descrizione dettagliatissima per ognuno di essi. Saprete di cosa è composta l’atmosfera, quali sono le temperature medie, la pressione atmosferica, il livello di gravità e tutte comparate a quelle terrestri, in modo da fare un confronto diretto sul posto e coinvolgere il giocatore ancora di più. Non possiamo che lodare anche, la quantità di specie aliene presenti nell’universo, alcune davvero originali ed ognuna con un occhio di riguardo verso la razza umana. Sarà possibile trovare infatti, l’alieno più ‘aperto’ nei vostri confronti ma anche quello che è totalmente diffidente verso gli umani e quindi potrebbe anche crearvi qualche problema se non siete, per cosi dire “gentili”. Se invece sarete costretti a combattere, vi ritroverete con un sistema di battaglia che a prima vista assomiglia moltissimo ad un normalissimo sparatutto in terza persona. Invece, non è cosi. La natura di ‘Gioco di Ruolo’ a tutti gli effetti questo titolo, non vi permette di certo (come scritto poco sopra), di utilizzare necessariamente l’arma più potente se questa non si adatta alle vostre capacità. Inoltre, dovrete essere bravi anche a bilanciare i vari potenziamenti per ogni singola arma, dato che vi potranno portare un vantaggio non da poco, assieme magari alle capacità biotiche (se le possedete) del vostro personaggio. Durante gli scontri, avrete la possibilità di impartire ordini alla vostra squadra, come appostarsi dietro certi punti della mappa, oppure aprire il fuoco con veemenza su un obiettivo da voi segnalato o tornare in posizione immediatamente. Anche nel combattimento, insomma, tutto dipende sempre dalle vostre scelte.
Un film interattivo a tutti gli effetti
Ciò che mostra il comparto tecnico di Mass Effect è senza dubbio eccezionale. Basti limitarsi, a dirla tutto, al commentare esclusivamente la realizzazione dei volti di tutti i personaggi presenti nel titolo; non solo risultano estremamente foto realistici visivamente ma godono anche di un algoritmo tale da renderli davvero vivi, come se fossero attori in carne ed ossa. Questo algoritmo permette al singolo elemento di sincronizzare le labbra con quanto dice, in poche parole avere un labiale perfetto ovviamente in lingua inglese, ma lo potrete notare anche con l’eccellente doppiaggio in italiano quando si tratta di pronunciare parole nella lingua di Shakespeare. Inoltre, dai semplici volti trasudano emozioni da tutti i pori; dall’amore all’odio, dal gaudio alla tristezza, dalla determinazione alla paura. Lo stesso possiamo dire delle ambientazioni. Realizzate magnificamente soprattutto per ciò che concerne gli edifici, un po’ meno per i pianeti disabitati, realizzati a volte con poca cura, specie per la scelta di alcune textures davvero insufficienti. Altri difetti li riscontiamo in un caricamento di quest’ultime che a volte avviene leggermente in ritardo rispetto ai modelli poligonali, e qualche effetto di luce che “trapassa” letteralmente i corpi dei personaggi come se questi fossero dei fantasmi e non degli essere viventi in carne ed ossa. È, invece impossibile trovare difetti nel comparto sonoro, semplicemente cinematograficamente eccezionale. Non solo per tutto il gioco verrete ammaliati da temi musicali decisamente azzeccati e di ottimo livello, ma anche gli effetti sonori non sono da meno e danno letteralmente il massimo con un impianto dolby surround 5.1. Il doppiaggio in Italiano, infine, è semplicemente da applausi. Per quanto riguarda la longevità, portare a termine la quest principale, dominata da una trama dai tratti hollywoodiani ricca di colpi di scena e mai scontata, vi porterà via dalle 20 alle 30 ore. Mentre, se volete giocarvelo con calma, concluderlo vi richiederà decisamente più tempo.
CONCLUSIONI
Mass Effect rappresenta, dunque, un inno al talento di Bioware. Non solo riesce a dare quella splendida sensazione dell’immensità nell’esplorare e scoprire il fascino dell’universo, ma riesce a combinare un gioco di ruolo come non se ne vedevano da tempo ad un comparto tecnico eccezionale ed una trama che non avrebbe nulla da invidiare ad un buon libro di fantascienza. Ancora una volta Bioware ci dimostra, infine, come il videogioco riesca andare oltre il puro significato dello stesso. Mass Effect è semplicemente un’opera d’arte, da gustare dal primo all’ultimo istante. Un capolavoro senza tempo, e su Xbox 360 ancora una volta, applausi!
Pro:
Comparto tecnico eccezionale
Trama Splendida
Doppiaggio in Italiano da Oscar
Sistema di gioco ben curato
Tanti pianeti da esplorare
Contro:
Qualche difetto grafico
Non adatto a tutti sotto certi aspetti
GRAFICA: 9
SONORO: 9,5
GIOCABILITA': 9
LONGEVITA': 9
CARISMA: 9,5
TOTALE: 95 %
martedì 25 marzo 2008
domenica 16 marzo 2008
Televisione: Differenze fra passato e presente. I primi passi e l'artificio contemporaneo
L'articolo che state per leggere l'ho redatto per un concorso scolastico nel mio istituto. Praticamente si trattava di scegliere un argomento da uno dei tre libri che ci hanno fornito e scrivere, su questo, un saggio breve. Io ho preferito un "doppio argomento" confrontando la televisione di un tempo e quella moderna. Buona lettura e commentate:
"La televisione è diventata, con il tempo, un vero e proprio fenomeno di massa tale da coinvolgere gente di tutte le età, dai più piccoli sino ad arrivare ad anziani e pensionati. Non è difficile comunque provare ad immaginare quanto sia cambiata dal suo esordio in Italia nel 3 Gennaio del 1954, fino ad un presente che la vede come un mezzo ancora più potente ed influenzante per la popolazione. Le prime trasmissioni televisive rimarranno sicuramente impresse nella storia, segno di un cambiamento davvero radicale delle abitudini della gente di quel tempo. Si ricorda, in tal proposito, “Arrivi e Partenze”, condotto da Mike Bongiorno, il quale trasmetteva quindici minuti di interviste a personaggi di passaggio a Roma. O, il primo sceneggiato della televisione italiana: “Il Dottor Antonio” dove, venivano raccontati, piccoli drammi o amori impossibili sullo sfondo di vicende ottocentesche. E ancora, “Signorina Buonasera”, un nuovo fenomeno capeggiato da Nicoletta Orsomanno e Aba Cercato, le prime donne ad entrare nelle case degli italiani di quel tempo.
Il sistema di finanziamento sul quale si basava il sistema televisivo di allora era composto da un canone che ogni possessore di apparecchio televisivo era tenuto a pagare. A dir la verità, e quasi con un “pizzico” di assurdità, tale tassa è presente tutt’ora nel 2008, nonostante la televisione non è più un privilegio che possono permettersi in pochi e la sua nuova struttura non giustifichi, sicuramente, il pagamento di un corrispettivo in danaro. Di questo, si discusse in governo tempo fa riguardo la privatizzazione della RAI, ma è un progetto momentaneamente in sospeso, visti soprattutto i recenti problemi istituzionali che hanno colpito il Bel Paese.
Contrariamente a quanto si può pensare, la televisione fu un mezzo decisamente importante per l’unificazione – linguistica e culturale – dell’Italia. Infatti, “Lascia o Raddoppia?”, uno dei primi quiz televisivi del Paese, fu protagonista di un successo sensazionale, rendendolo appunto come uno dei simboli (e, soprattutto, fra i più importanti) dell’unificazione italiana. Per quanto, di questi tempi, possa sembrare assurdo, cinquant’anni fa, il Giovedi Sera le strade erano deserte, i bar affollati, i cinema sospesi e le famiglie in possesso di un televisore tenevano tranquillamente corte bandita. Tutti gli apparecchi televisivi d’Italia erano, infatti, accesi per vivere in diretta l’avventura della conoscenza. Anche la pubblicità, a quei tempi, era una vera e proprio attrazione per la gente. Tutte le sere, alle ore 20.50, l’Italia attendeva le storie fantasiose e i personaggi stravaganti conditi da quattro o cinque consigli per gli acquisti. “Carosello” non era, dunque, solo un contenitore di annunci pubblicitari ma, fondamentalmente, un “raccontino d’autore” di 135 secondi che riusciva ad allietare le prime serate degli spettatori di mezzo secolo fa. Negli anni ’60 comincia l’era della mondovisione, grazie al satellite Telstar che dava la possibilità di scambiare immagini fra Europa e Nord America. Indimenticabile, in quella decade, lo sbarco dell’uomo sulla luna il 20 Luglio 1969 e la frase di Alberto Barbato sulle pagine del Radiocorriere:”Anche la televisione, sia pur giovane d’anni, entra nell’era spaziale”, enfatizzando con una splendida metafora l’incredibile crescita avuta dai mezzi televisivi dalla sua nascita avvenuta in Italia negli anni Cinquanta.
Il periodo che va dal 1976 al 1991 segna un profondo cambiamento nella struttura televisiva del paese Italiano, tant’è che il suddetto arco di tempo coincide con la cosiddetta “rivoluzione neotelevisiva”. Sono anni di grandi mutamenti nel palinsesto televisivo, con l’arrivo delle prime trasmittenti private nel 1977, mentre il telegiornale delle due reti RAI diventa praticamente una “marca televisiva” che distingue l’emittenza pubblica da quella locale. La TV si trasforma. Non è più quel mezzo di intrattenimento che una volta parlava solo del mondo esterno e non si pone più unicamente come fonte istituzionale. Ma, è una televisione che parla sempre più di se stessa facendo di se l’oggetto privilegiato del proprio discorso e pone le basi per l’elaborazione del proprio culto, organizzandone i riti, i miti e i rituali sociali. Inoltre, adesso è un interlocutore complice, con il pubblico che non solo può esprimere la propria opinione attraverso il telefono, ma compare direttamente in studio. Nascono cosi nuove forme di intrattenimento per il pubblico, come la “tv verita”, definizione coniata a tutte quelle trasmissioni che dagli anni ottanta in poi hanno cercato di istituire un rapporto più diretto possibile con la realtà. Angelo Guglielmi, direttore di Raitre dal 1987 al 1994, è da considerarsi il padre di questo progetto. Egli considerava infatti la tv pubblica e privata di quei giorni come evasiva, reticente e talvolta ipocrita sulle vicende italiane, e tramite la propria rete si occupò con spregiudicatezza dei moti, delle rabbie e dei sentimenti dell’Italia. Una delle differenze sostanziali dei giorni correnti, comunque, risiede nell’obiettivo che si vuole perseguire da chi produce programmi televisivi. Se una volta il fine era quello di proporre coreografie spettacolari, personaggi di un certo carisma, grandi orchestre o grandi costumi, adesso l’unico vero obiettivo è l’audiance. Si tenta prima di tutto di attirare il pubblico, capire cosa lo tiene “incollato” davanti allo schermo e poi si fa il programma, spesso dimenticando come si fa veramente spettacolo tale da pregiudicare, in molti casi, la qualità. I “Reality Show”, ad esempio, rappresentano questa nuova fetta di palinsesti televisivi che fanno dell’audiance il primario fine da raggiungere, offrendo dei programmi che presentano come protagonisti spesso gente con scarsa cultura, quasi ridicola sotto certi aspetti ma “selezionata” di proposito, perché è un dato di fatto che gli spettatori si divertono con soggetti di questo frangia.
Dunque, la televisione dei “Reality Show” o, più in generale, quella moderna, si pone a tutti gli effetti come diversa. In questi programmi si è di fronte a un mondo completamente interno allo spazio televisivo, la cui artificialità è evidente nella costruzione delle regole di un game show. I palinsesti televisivi sono come lo specchio della società moderna, sempre più in regressione sotto certi aspetti con effetti che si ripercuotono in tanti campi. La cultura lascia il posto all’ignoranza, l’informazione non è più “super partes” e spesso si fa influenzare dai sensazionalismi e dai pregiudizi diventando, quindi, disinformazione. Non è arduo, allora, identificare le vere differenze fra la TV di un tempo e quella moderna. Sono piccole cose che si notano anche nella vita di tutti i giorni. Una caduta che non è solo della televisione. Ma la televisione stessa è, come detto poco sopra, il simbolo principale del declino della società moderna. Un declino sempre più accentuato, lungi dall’ essere superato."
Giovanni Ferlazzo
V°BP
Istituto Tecnico Commerciale "Francesco Crispi"
"La televisione è diventata, con il tempo, un vero e proprio fenomeno di massa tale da coinvolgere gente di tutte le età, dai più piccoli sino ad arrivare ad anziani e pensionati. Non è difficile comunque provare ad immaginare quanto sia cambiata dal suo esordio in Italia nel 3 Gennaio del 1954, fino ad un presente che la vede come un mezzo ancora più potente ed influenzante per la popolazione. Le prime trasmissioni televisive rimarranno sicuramente impresse nella storia, segno di un cambiamento davvero radicale delle abitudini della gente di quel tempo. Si ricorda, in tal proposito, “Arrivi e Partenze”, condotto da Mike Bongiorno, il quale trasmetteva quindici minuti di interviste a personaggi di passaggio a Roma. O, il primo sceneggiato della televisione italiana: “Il Dottor Antonio” dove, venivano raccontati, piccoli drammi o amori impossibili sullo sfondo di vicende ottocentesche. E ancora, “Signorina Buonasera”, un nuovo fenomeno capeggiato da Nicoletta Orsomanno e Aba Cercato, le prime donne ad entrare nelle case degli italiani di quel tempo.
Il sistema di finanziamento sul quale si basava il sistema televisivo di allora era composto da un canone che ogni possessore di apparecchio televisivo era tenuto a pagare. A dir la verità, e quasi con un “pizzico” di assurdità, tale tassa è presente tutt’ora nel 2008, nonostante la televisione non è più un privilegio che possono permettersi in pochi e la sua nuova struttura non giustifichi, sicuramente, il pagamento di un corrispettivo in danaro. Di questo, si discusse in governo tempo fa riguardo la privatizzazione della RAI, ma è un progetto momentaneamente in sospeso, visti soprattutto i recenti problemi istituzionali che hanno colpito il Bel Paese.
Contrariamente a quanto si può pensare, la televisione fu un mezzo decisamente importante per l’unificazione – linguistica e culturale – dell’Italia. Infatti, “Lascia o Raddoppia?”, uno dei primi quiz televisivi del Paese, fu protagonista di un successo sensazionale, rendendolo appunto come uno dei simboli (e, soprattutto, fra i più importanti) dell’unificazione italiana. Per quanto, di questi tempi, possa sembrare assurdo, cinquant’anni fa, il Giovedi Sera le strade erano deserte, i bar affollati, i cinema sospesi e le famiglie in possesso di un televisore tenevano tranquillamente corte bandita. Tutti gli apparecchi televisivi d’Italia erano, infatti, accesi per vivere in diretta l’avventura della conoscenza. Anche la pubblicità, a quei tempi, era una vera e proprio attrazione per la gente. Tutte le sere, alle ore 20.50, l’Italia attendeva le storie fantasiose e i personaggi stravaganti conditi da quattro o cinque consigli per gli acquisti. “Carosello” non era, dunque, solo un contenitore di annunci pubblicitari ma, fondamentalmente, un “raccontino d’autore” di 135 secondi che riusciva ad allietare le prime serate degli spettatori di mezzo secolo fa. Negli anni ’60 comincia l’era della mondovisione, grazie al satellite Telstar che dava la possibilità di scambiare immagini fra Europa e Nord America. Indimenticabile, in quella decade, lo sbarco dell’uomo sulla luna il 20 Luglio 1969 e la frase di Alberto Barbato sulle pagine del Radiocorriere:”Anche la televisione, sia pur giovane d’anni, entra nell’era spaziale”, enfatizzando con una splendida metafora l’incredibile crescita avuta dai mezzi televisivi dalla sua nascita avvenuta in Italia negli anni Cinquanta.
Il periodo che va dal 1976 al 1991 segna un profondo cambiamento nella struttura televisiva del paese Italiano, tant’è che il suddetto arco di tempo coincide con la cosiddetta “rivoluzione neotelevisiva”. Sono anni di grandi mutamenti nel palinsesto televisivo, con l’arrivo delle prime trasmittenti private nel 1977, mentre il telegiornale delle due reti RAI diventa praticamente una “marca televisiva” che distingue l’emittenza pubblica da quella locale. La TV si trasforma. Non è più quel mezzo di intrattenimento che una volta parlava solo del mondo esterno e non si pone più unicamente come fonte istituzionale. Ma, è una televisione che parla sempre più di se stessa facendo di se l’oggetto privilegiato del proprio discorso e pone le basi per l’elaborazione del proprio culto, organizzandone i riti, i miti e i rituali sociali. Inoltre, adesso è un interlocutore complice, con il pubblico che non solo può esprimere la propria opinione attraverso il telefono, ma compare direttamente in studio. Nascono cosi nuove forme di intrattenimento per il pubblico, come la “tv verita”, definizione coniata a tutte quelle trasmissioni che dagli anni ottanta in poi hanno cercato di istituire un rapporto più diretto possibile con la realtà. Angelo Guglielmi, direttore di Raitre dal 1987 al 1994, è da considerarsi il padre di questo progetto. Egli considerava infatti la tv pubblica e privata di quei giorni come evasiva, reticente e talvolta ipocrita sulle vicende italiane, e tramite la propria rete si occupò con spregiudicatezza dei moti, delle rabbie e dei sentimenti dell’Italia. Una delle differenze sostanziali dei giorni correnti, comunque, risiede nell’obiettivo che si vuole perseguire da chi produce programmi televisivi. Se una volta il fine era quello di proporre coreografie spettacolari, personaggi di un certo carisma, grandi orchestre o grandi costumi, adesso l’unico vero obiettivo è l’audiance. Si tenta prima di tutto di attirare il pubblico, capire cosa lo tiene “incollato” davanti allo schermo e poi si fa il programma, spesso dimenticando come si fa veramente spettacolo tale da pregiudicare, in molti casi, la qualità. I “Reality Show”, ad esempio, rappresentano questa nuova fetta di palinsesti televisivi che fanno dell’audiance il primario fine da raggiungere, offrendo dei programmi che presentano come protagonisti spesso gente con scarsa cultura, quasi ridicola sotto certi aspetti ma “selezionata” di proposito, perché è un dato di fatto che gli spettatori si divertono con soggetti di questo frangia.
Dunque, la televisione dei “Reality Show” o, più in generale, quella moderna, si pone a tutti gli effetti come diversa. In questi programmi si è di fronte a un mondo completamente interno allo spazio televisivo, la cui artificialità è evidente nella costruzione delle regole di un game show. I palinsesti televisivi sono come lo specchio della società moderna, sempre più in regressione sotto certi aspetti con effetti che si ripercuotono in tanti campi. La cultura lascia il posto all’ignoranza, l’informazione non è più “super partes” e spesso si fa influenzare dai sensazionalismi e dai pregiudizi diventando, quindi, disinformazione. Non è arduo, allora, identificare le vere differenze fra la TV di un tempo e quella moderna. Sono piccole cose che si notano anche nella vita di tutti i giorni. Una caduta che non è solo della televisione. Ma la televisione stessa è, come detto poco sopra, il simbolo principale del declino della società moderna. Un declino sempre più accentuato, lungi dall’ essere superato."
Giovanni Ferlazzo
V°BP
Istituto Tecnico Commerciale "Francesco Crispi"
venerdì 14 marzo 2008
Assassin's Creed: Altair's Chronicles - Recensione
Forte del grande successo (sopratutto di pubblico) riscontrato su Xbox 360 e Play Station 3, Ubisoft offre agli utenti Nintendo DS la possibilità di cimentarsi con le prime avventure di Altair, il carismatico protagonista di Assassin's Creed. Affidato al team di sviluppo Gameloft, Altair's Chronicles è sicuramente un titolo interessante. Merita la vostra attenzione, scopritelo nella recensione pubblicata su http://www.consoleplanetworld.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=238 e disponibile di seguito:
Genere: Azione
Produttore: Ubisoft
Sviluppatore: Gameloft
Piattaforma: Nintendo DS
Localizzazione: Menu e sottotitoli in italiano
L’assassino più spietato del medioevo irrompe sul Nintendo DS
Assassin’s Creed è stato senza dubbio uno dei titoli più chiacchierati del 2007. Forte dell’attesa creata da Ubisoft, degna di un kolossal cinematografico, il nuovo action degli studi di Montreal si è imposto come uno dei prodotti più venduti su Xbox 360 e Play Station 3. Non solo, ma anche come una di quelle opere che dividono le opinioni di critica e pubblico, raccogliendo sia grandi elogi che mirate critiche. Sfruttando l’onda di successo che coinvolge Nintendo DS, Ubisoft affida al team “Gameloft” lo sviluppo di un prequel delle vicende narrate nel capitolo disponibile sulle console di nuova generazione, destinato al piccolo portatile di casa Kyoto. Gameloft è un team emergente che si occupa, principalmente, di giochi per cellulare. Ma, gode già di un buon bagaglio di esperienza con la macchina Nintendo come dimostra l’ottimo spin-off di Brothers in Arms. Saranno riusciti a ripetersi?
Le prime avventure di Altair
Come detto in introduzione, Altair’s Chronicles porta il giocatore qualche anno indietro rispetto a quanto visto nel capitolo principale. Come suggerisce il titolo, infatti, protagoniste sono le prime avventure dell’assassino Altalir, che ricopre un ruolo fondamentale nella trama principale. Il carismatico personaggio è alla ricerca del Chalice, un potente manufatto che permetterebbe ai crociati di vincere la guerra contro i saraceni. La storia viene raccontata attraverso dei semplici dialoghi fra i vari personaggi, senza gli spettacolari filmati visti su Xbox 360 e Play Station 3. Essa risulta, tuttavia, fin troppo semplice e banale, mancando di quel “mordente” in più che ha caratterizzato la trama di Assassin’s Creed. Un vero peccato, poiché conoscere i tratti storici di Altair sarebbe stato sicuramente interessante e piacevole per i tanti fan del gioco sparsi in tutto il mondo, visto l’indubbio spessore carismatico e misterioso dell’assassino.
Come Prince of Persia?
La struttura di gioco di Altair’s Chronicles ricorda, molto da vicino, quella che ha fatto la fortuna dei vecchi Prince of Persia. Il giocatore si ritrova, infatti, a seguire percorsi pre-impostati, discostandosi cosi dalla libertà offerta dallo stesso titolo sulle console di casa. L’avventura si dipana, cosi, in diverse sezioni fatte di rampicate, combattimenti, elementi stealth e trappole; un vero e proprio “parente” del Prince of Persia debuttante nel 1989. Sicuramente non è un male, vista l’eccelsa qualità dello storico titolo, peccato che, a rovinare tutto, incombono bug assurdi che minano, decisamente, l’esperienza ludica. Non sono pochi i casi, infatti, nel quale il giocatore si ritrova a perdere la vita per un difetto di programmazione (solitamente accentuati nelle trappole sistemate nelle ambientazioni), o per un errore causata dai movimenti del protagonista a volte un po’ confusionari. La frustrazione è tanta e di certo non per la difficoltà del gioco, ai minimi storici. Infatti, anche al livello più elevato, i combattimenti risultano monotoni, poco curati, semplici e per nulla appaganti. Nonostante vi sia la possibilità per il giocatore di ottenere qualche nuova abilità, queste saranno praticamente inutili vista l’intelligenza artificiale deficitaria degli avversari i quali non fanno altro che ripetere sempre le stesse azioni come fosse un ciclo continuo. Le missioni si svolgono, comunque, quasi tutte alla stessa maniera: l’obiettivo è raggiungere sempre la “vittima” prefissata per porre fine alla sua vita, o, in svariati casi, per estorcergli oggetti o informazioni (attraverso dei mini-giochi con touch-screen). Quasi a voler somigliare alla controparte casalinga, Altair’s Chronicles soffre di una certa ripetitività nelle azioni di gioco, andando cosi a limare una longevità già precaria di suo. L’avventura dura veramente poco, tant’è che serviranno una manciata di ore per portarla a termine. Durata che viene incrementata, quasi ironicamente, dai numerosi bug affliggenti il prodotto che costringono, spesso, a ricominciare da un punto di controllo, quest’ultimi abbastanza frequenti comunque.
Comparto tecnico
Il lavoro effettuato dai grafici Gameloft è indubbiamente di buon livello. Le ambientazioni sono abbastanza curate, con textures dettagliata ed una modellazione 3D di ottima fattura. Nonostante una certa “spigolosità” nella loro composizione poligonale, anche i personaggi sono ben curati ed animati discretamente, soprattutto il protagonista Altair nelle sue azioni di movimento e combattimento. Gli unici difetti sono riscontrabili in una fluidità generale non sempre eccelsa e talvolta “zoppicante”, qualche texture poco curata ed altre mancanze di marginale importanza. L’aspetto sonoro è, invece, sin troppo sufficiente. Qualche tema musicale ripreso direttamente da Assassin’s Creed e qualche effetto sonoro semplice non bastano infatti a questo comparto per essere collocato fra le migliori produzioni per Nintendo DS.
CONCLUSIONI
Assassin’s Creed: Altair’s Chronicles è, quindi, una bella occasione sprecata. Ad un comparto tecnico – non esente da difetti – di buon livello non corrisponde, purtroppo, una struttura di gioco adeguata, simile a quella dei vecchi Prince of Persia ma, lavorata con scarsa cura ed afflitta da diversi bug. Una story-line non eccezionale non fa altro che confermare il voto insufficiente per un titolo che è consigliabile solo per i veri fan della serie, a patto di chiudere un occhio sui numerosi difetti presenti. Provaci ancora Gameloft!
Pro:
Comparto grafico discreto
Simile ai vecchi Prince of Persia
Sa divertire
Contro:
Troppi Bug
Cortissimo
Troppo facile
Sonoro sufficiente
Story-line deludente
GRAFICA: 7
SONORO: 6
GIOCABILITA': 5
LONGEVITA': 4
CARISMA: 4
TOTALE: 50 %
Genere: Azione
Produttore: Ubisoft
Sviluppatore: Gameloft
Piattaforma: Nintendo DS
Localizzazione: Menu e sottotitoli in italiano
L’assassino più spietato del medioevo irrompe sul Nintendo DS
Assassin’s Creed è stato senza dubbio uno dei titoli più chiacchierati del 2007. Forte dell’attesa creata da Ubisoft, degna di un kolossal cinematografico, il nuovo action degli studi di Montreal si è imposto come uno dei prodotti più venduti su Xbox 360 e Play Station 3. Non solo, ma anche come una di quelle opere che dividono le opinioni di critica e pubblico, raccogliendo sia grandi elogi che mirate critiche. Sfruttando l’onda di successo che coinvolge Nintendo DS, Ubisoft affida al team “Gameloft” lo sviluppo di un prequel delle vicende narrate nel capitolo disponibile sulle console di nuova generazione, destinato al piccolo portatile di casa Kyoto. Gameloft è un team emergente che si occupa, principalmente, di giochi per cellulare. Ma, gode già di un buon bagaglio di esperienza con la macchina Nintendo come dimostra l’ottimo spin-off di Brothers in Arms. Saranno riusciti a ripetersi?
Le prime avventure di Altair
Come detto in introduzione, Altair’s Chronicles porta il giocatore qualche anno indietro rispetto a quanto visto nel capitolo principale. Come suggerisce il titolo, infatti, protagoniste sono le prime avventure dell’assassino Altalir, che ricopre un ruolo fondamentale nella trama principale. Il carismatico personaggio è alla ricerca del Chalice, un potente manufatto che permetterebbe ai crociati di vincere la guerra contro i saraceni. La storia viene raccontata attraverso dei semplici dialoghi fra i vari personaggi, senza gli spettacolari filmati visti su Xbox 360 e Play Station 3. Essa risulta, tuttavia, fin troppo semplice e banale, mancando di quel “mordente” in più che ha caratterizzato la trama di Assassin’s Creed. Un vero peccato, poiché conoscere i tratti storici di Altair sarebbe stato sicuramente interessante e piacevole per i tanti fan del gioco sparsi in tutto il mondo, visto l’indubbio spessore carismatico e misterioso dell’assassino.
Come Prince of Persia?
La struttura di gioco di Altair’s Chronicles ricorda, molto da vicino, quella che ha fatto la fortuna dei vecchi Prince of Persia. Il giocatore si ritrova, infatti, a seguire percorsi pre-impostati, discostandosi cosi dalla libertà offerta dallo stesso titolo sulle console di casa. L’avventura si dipana, cosi, in diverse sezioni fatte di rampicate, combattimenti, elementi stealth e trappole; un vero e proprio “parente” del Prince of Persia debuttante nel 1989. Sicuramente non è un male, vista l’eccelsa qualità dello storico titolo, peccato che, a rovinare tutto, incombono bug assurdi che minano, decisamente, l’esperienza ludica. Non sono pochi i casi, infatti, nel quale il giocatore si ritrova a perdere la vita per un difetto di programmazione (solitamente accentuati nelle trappole sistemate nelle ambientazioni), o per un errore causata dai movimenti del protagonista a volte un po’ confusionari. La frustrazione è tanta e di certo non per la difficoltà del gioco, ai minimi storici. Infatti, anche al livello più elevato, i combattimenti risultano monotoni, poco curati, semplici e per nulla appaganti. Nonostante vi sia la possibilità per il giocatore di ottenere qualche nuova abilità, queste saranno praticamente inutili vista l’intelligenza artificiale deficitaria degli avversari i quali non fanno altro che ripetere sempre le stesse azioni come fosse un ciclo continuo. Le missioni si svolgono, comunque, quasi tutte alla stessa maniera: l’obiettivo è raggiungere sempre la “vittima” prefissata per porre fine alla sua vita, o, in svariati casi, per estorcergli oggetti o informazioni (attraverso dei mini-giochi con touch-screen). Quasi a voler somigliare alla controparte casalinga, Altair’s Chronicles soffre di una certa ripetitività nelle azioni di gioco, andando cosi a limare una longevità già precaria di suo. L’avventura dura veramente poco, tant’è che serviranno una manciata di ore per portarla a termine. Durata che viene incrementata, quasi ironicamente, dai numerosi bug affliggenti il prodotto che costringono, spesso, a ricominciare da un punto di controllo, quest’ultimi abbastanza frequenti comunque.
Comparto tecnico
Il lavoro effettuato dai grafici Gameloft è indubbiamente di buon livello. Le ambientazioni sono abbastanza curate, con textures dettagliata ed una modellazione 3D di ottima fattura. Nonostante una certa “spigolosità” nella loro composizione poligonale, anche i personaggi sono ben curati ed animati discretamente, soprattutto il protagonista Altair nelle sue azioni di movimento e combattimento. Gli unici difetti sono riscontrabili in una fluidità generale non sempre eccelsa e talvolta “zoppicante”, qualche texture poco curata ed altre mancanze di marginale importanza. L’aspetto sonoro è, invece, sin troppo sufficiente. Qualche tema musicale ripreso direttamente da Assassin’s Creed e qualche effetto sonoro semplice non bastano infatti a questo comparto per essere collocato fra le migliori produzioni per Nintendo DS.
CONCLUSIONI
Assassin’s Creed: Altair’s Chronicles è, quindi, una bella occasione sprecata. Ad un comparto tecnico – non esente da difetti – di buon livello non corrisponde, purtroppo, una struttura di gioco adeguata, simile a quella dei vecchi Prince of Persia ma, lavorata con scarsa cura ed afflitta da diversi bug. Una story-line non eccezionale non fa altro che confermare il voto insufficiente per un titolo che è consigliabile solo per i veri fan della serie, a patto di chiudere un occhio sui numerosi difetti presenti. Provaci ancora Gameloft!
Pro:
Comparto grafico discreto
Simile ai vecchi Prince of Persia
Sa divertire
Contro:
Troppi Bug
Cortissimo
Troppo facile
Sonoro sufficiente
Story-line deludente
GRAFICA: 7
SONORO: 6
GIOCABILITA': 5
LONGEVITA': 4
CARISMA: 4
TOTALE: 50 %
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